Solitamente si pensa al momento della vendemmia come al più importante dell’anno per il viticoltore. In realtà andrebbe più considerato come un traguardo.

Vita da viticoltore: le fasi di lavorazione nei vigneti

La vendemmia viene anche definito come momento della raccolta. Lo è decisamente, sia in concreto, sia come metafora: raccolta del frutto uva e raccolta di frutti di un lavoro, svoltosi nel corso di un intero anno. 

Scorrendo a ritroso e per momenti salienti questo lungo e operoso periodo, incontriamo l’attività di preparazione alla vendemmia, nei tentativi di determinare il momento giusto di maturazione delle uve, attraverso saggi e assaggi. Grado di maturazione diversa, a seconda delle diverse caratteristiche di ciascun vino che se ne otterrà. 

Ancor prima, troviamo la potatura “verde”, quando si interviene in vigna per regolare la “chioma” della vite per orientarne il grado di maturazione, in misura diversa a seconda dell’uva e del contesto pedoclimatico nel quale si sviluppa la vigna: posizione geografica e tipologia di terreno, esposizione al sole, ventosità, piovosità annua, grado di umidità, ecc. A volte, le foglie faranno da “ombrellone” al grappolo, nei casi in cui un’esposizione al sole eccessiva potrebbe nuocere alla qualità e all’integrità del frutto. In altre situazioni, di climi più rigidi, se ne favorirà l’esposizione, provvedendo a potature più drastiche. 

Andando ancora indietro nell’anno, ricordiamo in primavera la “palificazione”, che consiste nella distribuzione dei tralci della vite lungo i fili metallici tesi tra i pali a capo dei filari, sempre allo scopo di “aprire” la pianta, consentendole di accogliere sole, luce e aria, anche per prevenire le dannose conseguenze di un’eccessiva umidità. 

A marzo si verifica il suggestivo “pianto” della vite, nel quale la linfa, riscaldata dal primo sole primaverile, si spinge verso le estremità del ceppo, dando inizio al germogliamento. Fase cruciale del ciclo, resa delicata dai rischi costituiti dalle frequenti gelate primaverili, poiché i germogli sono particolarmente ricchi d’acqua. 

La quantità dei germogli viene stabilita dal viticoltore, che effettua agli inizi dell’anno la prima potatura. 

Tradizionalmente il 22 Gennaio, festa di San Vincenzo, segna l’inizio dei delle lavorazioni del vigneto, anche se si tratta di una data simbolica, perché le pratiche possono incominciare anche prima.

Appare evidente come alla base di una vinificazione ben riuscita, ci sia una cura attenta della vite da seguire costantemente lungo tutto il corso dell’anno.

Ormai da qualche decennio si sente dire che “il vino si fa in vigna”. Affermazione tautologica apparentemente ma che, in realtà, chiarisce l’importanza di questa fase.

“Se si lasciassero crescere le viti allo stato selvatico, dall’uva non si otterrebbe altro che una misera bevanda asprigna. La coltivazione della vite richiede invece diverse cure che vanno organizzate e cadenzate seguendo l’annuale ciclo di sviluppo della pianta, con l’obiettivo di ottenere una buona maturazione delle uve per produrre buoni vini.”

Questo operoso ciclo, di cui abbiamo voluto ricordare solo alcuni momenti, trova il suo glorioso coronamento nella vendemmia.

Ma quale tipo di vendemmia? Meccanica o manuale? E con quali materiali?

vendemmia

Il diffondersi della vendemmia a macchina trova la sua ragione nell’opportunità di abbattere i costi sempre molto elevati (la vendemmia manuale costa tre volte tanto). Infatti, soprattutto  in alcune zone d’Italia, essa ha conosciuto in passato una forte espansione.

Ciononostante, nel perseguire la qualità della produzione, sono stati individuati, da tempo, i vantaggi consentiti dalla raccolta manuale. Tra questi, soprattutto, sottolineiamo la possibilità di effettuare una preselezione delle uve, che ne possa garantire l’adeguata maturazione e pulizia, limitando fenomeni di ammostamento e ossidazioni, sempre in agguato a causa della presenza di materiale potenzialmente nocivo, come frammenti di foglie, e simili, o delle alte temperature, particolarmente rischiose in caso di schiacciamenti incontrollati.

Ormai consapevoli dell’importanza della qualità delle uve, la raccolta viene effettuata, quindi, a mano, con tempistiche differenti e rispettose del loro grado di maturazione, a seconda del vino che se ne deve ottenere, utilizzando piccole cassette spesso di legno, che hanno sostituito via via i grandi contenitori, dentro i quali, per effetto degli inevitabili schiacciamenti, si sviluppavano di frequente fermentazioni incontrollate e alterazioni spesso irreversibili.

Non è quindi solo una questione di “immagine” o di riferimento romantico alla tradizione.

Il ricorso alla vendemmia manuale costituisce il  recupero consapevole di quanto di valido ci offre la tradizione del nostro Paese, alla luce degli studi e degli approfondimenti acquisiti nel frattempo.

Le uve raccolte con così tanta attenzione vengono conferite in cantina e lì ha inizio la loro seconda vita.

Quanto amore e quanta passione racchiusi in una bottiglia…