Anche durante l’inverno, in vigna si lavora

Se in una giornata come quella di oggi dovessimo inoltrarci tra le vigne, ci troveremmo ad affondare i piedi nel nevischio, avvolti dalla nebbiolina che si alza dalle colline, ad osservare le nuvolette create dal nostro respiro, immersi nella calma e nella tranquillità che solo una vigna nel suo periodo di riposo vegetativo sa trasmetterci.

Ma, in realtà, anche in questi mesi, in vigna, si fanno lavori di estrema importanza.

In particolare, entro il mese di Marzo (e già a partire da Novembre), si rende necessario effettuare la cosiddetta “potatura secca”, che tanta influenza esercita sulla quantità e sulla qualità dell’uva prodotta.

Ma cos’è la potatura?

Sostanzialmente si tratta di un taglio, come ci lascia intuire il nome stesso.

Concentriamo la nostra attenzione sulla potatura “secca” o invernale, che consiste nella riduzione delle gemme “a frutto” (Infatti esiste anche la potatura estiva o verde).

Cos’è la potatura secca

La potatura secca ha più di una funzione, poiché serve anche a dare una forma regolare alla pianta, ma, soprattutto, grazie ad essa possiamo incidere sulla qualità del frutto.

Non sempre è facile trovare l’equilibrio tra i due parametri di qualità e quantità, a cui si faceva cenno prima. Ossia:

Quante gemme si devono lasciare sulla pianta?

Questa domanda non ha una risposta univoca.

Come spesso accade nel mondo della viticoltura, cambiano le scelte a seconda del contesto pedoclimatico (relazione tra terreno/territorio e clima) e, soprattutto, a seconda del vitigno, e, infine, delle finalità produttive.

Quando si fa una potatura leggera (lunga)

potatura lunga: quando i tralci sono tagliati in modo da avere ancora molte gemme, fino circa a 20. Lasciare molte gemme porta ad una produzione abbondante di uva, la quale però avrà, forse, un basso grado zuccherino e un basso contenuto di composti aromatici e coloranti. Di conseguenza, questa sarà una scelta da farsi in presenza di terreni fertili.

Quando si fa una potatura consistente (corta)

potatura corta: quando i tralci (rami con un anno di età) sono accorciati (speroni) e restano con 3 gemme al massimo.

Ed è quanto avviene su terreni poveri e ambienti aridi nei quali bisogna tagliare di più per assicurare nutrimento a tutti i grappoli della pianta.

I parametri per fare la scelta corretta

La decisione è direttamente collegata sia alle caratteristiche fisiologiche della vigna ma, anche, al desiderio di produrre un vino, se -ad esempio- rosso, dai colori intensi, e dai componenti polifenolici importanti: tannini e presenza aromatica rilevante.

Rischi e precauzioni da adottare nel corso di una potatura

I tagli effettuati durante la potatura possono rappresentare una via di accesso per agenti patogeni. Per questo motivo vengono trattati con prodotti rameici.

In alternativa, si utilizzano derivati dal Propoli, affidandosi a una delle tante proprietà benefiche del prezioso prodotto del lavoro delle api.

E, sempre restando in ambito naturalistico, ci piace ricordare che i residui del lavoro di potatura possono essere sminuzzati e andare ad alimentare il compost, restituendo elementi preziosi alla terra, parte del cosiddetto ciclo dell’organico.

L’importanza del lavoro in vigna

La fase di potatura conferma, ancora una volta, il detto secondo il quale il vino si fa in vigna, a condizione che se ne rispettino l’identità e le leggi che ne regolano il ciclo vitale.

Dry January o Gennaio “a secco”

Cos’è? Chi di voi sa di cosa si tratta?

Origini del Dry January

Ve lo spieghiamo noi!

Nel Gennaio 1942, la Finlandia lancia una campagna per ridurre il consumo di alcol e risparmiare risorse durante lo sforzo bellico contro l’Unione Sovietica. È il primo Dry January.

Più recentemente esso viene ripreso con caratteristiche diverse: si tratta di un movimento, anzi di una “challenge” (termine spesso utilizzato negli ultimi tempi) lanciata nel 2013 dall’associazione britannica Alcohol Change UK.

Cos’è il Dry January

Esso consiste nell’astensione dall’alcol (e, quindi, anche dal vino) per tutto il mese di Gennaio.

Naturalmente la scelta del mese non è casuale: Gennaio arriva subito dopo i bagordi delle festività (anche alcoliche… ) e porta con sé un certo numero di buoni propositi, anche se spesso non arrivano a Pasqua…

Come funziona il Dry January

Ma, attenzione!

Si tratta di una sfida ben strutturata. Infatti è possibile iscriversi ad un sito e, così, tener nota degli eventuali sgarri o delle calorie in meno o in più accumulate.

Qual è l’obiettivo del Dry January

Cosa si vince? Qual è l’obiettivo?

In realtà esistono diverse letture in merito.

In alcuni paesi, nei quali il movimento si è diffuso, viene posto l’accento sulla salubrità dell’iniziativa, con lo scopo di recuperare la forma fisica o di avviare un percorso “detox”.

In altri casi viene privilegiato l’aspetto “etico”: fare un passo indietro rispetto ad abitudini consumistiche appartenenti all’area del superfluo e recuperare l’essenzialità del quotidiano.

Tutto questo in paesi dell’area britannica.

Dry January in Europa

E in Europa come siamo messi?

Intanto dobbiamo ricordare che tra i dieci paesi del mondo in cui si beve di più, nove sono nell’Unione europea.

Questo dato è il risultato di diversi fattori, tra cui la questione culturale, legata alla vocazionalità produttiva di molti paesi del vecchio continente. Va infatti posta una chiara differenza tra il consumo di vino e quello di superalcolici.

Dry January

Differenze tra il consumo del vino e il consumo dei superalcolici.

Si tratta di una differenza relativa a caratteristiche di salubrità o dannosità per l’organismo e di tipologia di consumo.

Tutti sanno che il classico “mezzo bicchiere” di vino, consumato durante i pasti, fatta eccezione per patologie vere e proprie, non comporta seri problemi per l’organismo, aiutando, al contrario, la digestione e valorizzando le caratteristiche organolettiche delle preparazioni gastronomiche.

Il consumo di vino può anche costituire una abitudine (nei modi e nei limiti indicati) che non comporta problemi di salute o di dipendenza.

Ben altro il discorso quando si parli di consumo di superalcolici, anche se, anche in questo caso, sarebbe opportuno evidenziare le differenze tra distillati e superalcolici generici.

In generale, infatti, il consumo di superalcolici non dovrebbe rientrare nella quotidianità e dovrebbe rappresentare un unicum nel corso della settimana, magari limitato alle occasioni o al fine settimana.

Il superalcolico, infatti, si distingue dal vino sia per il processo produttivo, sia per il tenore alcolico e per il conseguente impatto sull’organismo e sulla psiche del consumatore.

Un parere autorevole sul Dry January.

Fatte queste necessarie considerazioni, vorremmo concludere citando il Prof. Giorgio Calabrese, presidente del comitato nazionale della sicurezza alimentare, e docente di dietoterapia all’Università del Piemonte Orientale.

Egli, in una recente intervista rilasciata a Fanpage.it, esprime un parere negativo sul Dry January, definendolo una trovata commerciale e ricordando l’importanza di una alimentazione equilibrata, che comprenda anche, se si vuole, il consumo di vino (indicandone le corrette dosi, diverse a seconda del sesso e delle condizioni fisiche), raccomandandone il consumo limitatamente ai pasti e stigmatizzando il consumo di superalcolici.

Il concetto espresso da Calabrese, e che ci trova in totale accordo, richiama all’equilibrio e alla moderazione, evitando soluzioni estreme e, soprattutto, ricordando l’importanza di ricorrere alla consulenza medica, nel caso di diete o cambi di regime alimentare.

Il vino come parte integrante di una alimentazione consapevole, misurata e che attinga al patrimonio culturale del nostro paese (anche con divertenti contaminazioni internazionali) è un concetto che ci appartiene da sempre, come è noto ai nostri clienti.

Come diciamo sempre…
Poco ma buono!

Ancora indietro con l’organizzazione del Capodanno?

Menù di Capodanno.

Cominciamo con le basi: un bel menù, gustoso ma semplice.

Abbiamo poco tempo a disposizione?

Possiamo provare a suddividere i compiti e i piatti da preparare tra gli invitati, per una volta sfidando il rischio che non tutto risulti perfetto: potremmo guadagnarne in buonumore e risate.

Una cosa è certa: ai vini pensiamo noi! Anzi, divertiamoci ad abbinarli a qualche piatto natalizio.

Aperitivo di Capodanno.

Per prima cosa, pensiamo ad un leggero aperitivo.

Via libera al nostro Ventesimato: possiamo gustarlo tal quale oppure usarlo per uno stuzzicante Spritz.

Abbinamento per l’aperitivo.

Come lo accompagniamo? Sarà sufficiente un fresco hummus, preparato con ceci frullati insieme a un po’ della loro acqua, tahina, un po’ di olio evo Il Nostro, sale, prezzemolo e succo di mezzo limone, accompagnato a delle chips di mais e andiamo ad incominciare.

Antipasto di Capodanno.

Ci vuole sempre un gustoso antipasto. Andiamo di crostacei?

Be’, due ostriche due, insieme a degli scampi saltati brevemente in padella e annaffiati con del vino bianco secco (il nostro Pinot Grigio DOC sarebbe perfetto).

Potete prepararli immergendoli per qualche minuto in una “citronette” a base di olio, limone, aglio, prezzemolo, sale e pepe. Tenete da parte questo condimento da utilizzare anche dopo la cottura.

Se, invece, non amate i crostacei, possiamo pensare a dei fiori di zucca ripieni di pomodorini secchi tagliati a strisce e un cubetto di pecorino, avvolti in una leggera pastella a base di acqua e farina, cotti e resi croccanti in forno.

Abbinamento per l’antipasto.

L’abbinamento, in questo caso, è d’obbligo: Riesling DOC

Il primo piatto di Capodanno.

Quindi concentriamoci sul piatto forte: il primo. Proviamo qualcosa di diverso?

Per esempio la Fregula (pasta di semola di grano duro della tradizione sarda), condita con un sauté di vongole leggermente brodoso: più leggera della solita pasta e molto, molto gustosa. 

Abbinamento per il primo.

La Fregula sarà perfetta col Langhe DOC Chardonnay: sapido abbastanza da tenerle testa e minerale, per compensare le vongole.

Il secondo piatto di Capodanno

Passando al secondo, dal momento che potremmo sentirci abbastanza sazi, possiamo optare per qualcosa di leggero ma sfizioso: come del tonno rosso crudo, marinato con olio evo Il Nostro e limone, e servito con una terrina di maionese all’avocado, ottenuta frullando un avocado maturo, del succo di lime, un ciuffetto di menta e, immancabile, l’olio evo Il Nostro.

Abbinamento per il secondo.

L’abbinamento, in questo caso, sarà impreziosito dal color corallo del nostro Pinot Rosato DOC, che con sapidità, freschezza e le bollicine, risulterà perfetto.

Il dessert di Capodanno

Chiudiamo col dessert. Immancabili panettone o pandoro. Non entriamo nella annosa questione se sia meglio l’uno o l’altro (a noi piacciono tutti e due… ), ma vi proponiamo la tradizionale crema che li accomuna, ottenuta con uova e zucchero, lavorati insieme, a cui uniamo il mascarpone, dopo averlo ammorbidito, lavorandolo per un po’.

Se volete prepararne una quantità generosa da continuare a gustare anche nei giorni successivi senza il problema delle uova crude, ecco un piccolo suggerimento per “pastorizzarle” in casa.

Preparate uno sciroppo riscaldando in un pentolino dell’acqua e versandovi la quantità di zucchero richiesta dalla ricetta della crema, fino a scioglierlo. Quando avrà raggiunto la giusta temperatura (se avete un termometro da cucina: 121°), versatelo sui tuorli sbattuti, continuando a far andare ilo sbattitore a velocità moderata per evitare gli schizzi ma continua, per evitare che l’uovo si solidifichi.

Abbinamento per il dessert.

Anche qui l’abbinamento è da manuale.

I dolci delle feste a pasta lievitata chiedono a gran voce il nostro Moscato DOC

Aromatico, profumato e naturalmente frizzante, valorizzerà la burrosa fragranza di panettone e pandoro (ma sì! Proviamolo con entrambi!).

E… buon anno e buon appetito!

Buone Feste da Cantine Rossella

Desideriamo, con tutto il cuore, ringraziare i nostri clienti per lo splendido anno trascorso insieme e augurare loro dei giorni di festa in serenità, in compagnia degli affetti più cari…
e dei vini Cantine Rossella!

Per questo motivo vi ricordiamo che saremo reperibili al Servizio clienti fino al 23 Dicembre
e, ancora, dal 27 al 29 Dicembre.

Dopo questa data il Servizio Clienti resterà chiuso e ci ritroverete
l’8 Gennaio 2024 carichi di entusiasmo.

Chiamateci per mettere in tavola le nostre bottiglie!

Sarà come festeggiare tutti insieme!

Regala qualcosa di te

Quest’anno regala qualcosa di te. Regala le confezioni Cantine Rossella.

Qui puoi visionare le nostre proposte, corredate di fotografie, descrizione e prezzi. Se hai dei dubbi, delle curiosità o delle esigenze particolari, chiamaci: saremo a tua disposizione per fornirti informazioni e consigli.

Gift Card natalizia

Non sei sicuro dei gusti del destinatario?
Nessun problema!

Con la speciale Gift Card per il Natale, non dovrai fare altro che decidere l’importo e sarà il tuo caro a scegliere quali vini acquistare.

Ogni anno la stessa storia: cosa regalo per Natale?

Confezioni regalo Natale 2023 vini Cantine Rossella

Regalo qualcosa di bello o qualcosa di utile?
E se per una volta non facessimo regali ma doni?
No, non è la stessa cosa.

Il significato della parola regalo

La parola regalo è legata al termine “regalia”.

Si trattava dei diritti spettanti al re di cui egli poteva fare concessione ai suoi sottoposti in ricompensa di altri servigi. Insomma la parola regalo ci riporta ad un significato molto sociale dello scambio, dove cioè c’è qualcuno che fa qualche cosa in cambio di altri interessi o per mettersi in mostra. Ahinoi, questo valore è decisamente arrivato fino a noi: risulta del tutto evidente come molti regali vengano fatti con un fine, in attesa di una contropartita.

Il significato della parola dono

Di tutt’altro genere il significato del Dono.

Direttamente collegato al verbo da cui deriva: dare. “Ciò che si dà senza attesa di ricompensa”. Il Dono ci rimanda al concetto di gratuità e al senso della condivisione, delle emozioni prima ancora delle cose.

I regali che facciamo parlano di noi

E, in effetti, spesso i regali che facciamo parlano di noi, diventano un ponte sul quale traghettare le nostre emozioni, i nostri sentimenti verso il destinatario perché possa condividerli.
Spesso facciamo dei regali che possano ricordarci, far pensare a noi mentre vengono utilizzati, magari provocando un sorriso.

Regaliamo un’esperienza

E allora, perché non regalare sensazioni, esperienze?
Un’esperienza sensoriale come quella garantita dalla degustazione dei nostri vini, tante volte vissuta dai nostri clienti con soddisfazione, e allora… perché non condividerla con amici e parenti.

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A proposito di tradizione…

Buttafuoco DOC Oltrepò pavese: quando la tradizione non è solo folklore ma espressione dell’identità di un territorio.

Uve del Buttafuoco DOC Oltrepò Pavese

L’uvaggio, (Barbera 25-65%, Croatina 25-65%, e Uva rara max 45%) è comune ad altri iconici vini pavesi come il Barbacarlo ma anche, spostandosi di poco, il Gutturnio e il San Colombano.
Non poteva essere altrimenti: il loro assemblaggio raggiunge livelli di eccellenza soprattutto in alcune microaree.

Zone vocate alla produzione di Buttafuoco DOC Oltrepò Pavese

Una di queste è Santa Maria della Versa.
Il sottosuolo, di argilla e arenaria, insieme al clima ventilato e impreziosito da rilevante escursione termica, regala al vino corpo, tannicità e una bella freschezza grazie alla quale si raggiungono livelli impensati di longevità.

Caratteristiche organolettiche

Uvaggio: Barbera, Croatina, uva rara

Temperatura di servizio: 18-20°C

Occhio: rosso rubino vivace con riflessi violacei

Naso: intenso con sentori di confettura di ribes e sfumature speziate

Bocca: corposo, intenso, di buona persistenza

Tenore alcolico: 13,00% Alc. /Vol.

Buttafuoco DOC Oltrepò Pavese

Abbinamenti enogastronomici del Buttafuoco DOC Oltrepò Pavese

Come lo abbiniamo?

Con i piatti tipici di questa stagione: arrosti, selvaggina, pasta con ricchi ragù e, naturalmente, formaggi e salumi.

Potrebbe rappresentare un ottimo compagno dei secondi sulla tavola natalizia!

E mi raccomando: stappatelo 30 minuti prima di servire.

Origini del nome Buttafuoco.

Infine, una curiosità sul nome.
Le origini di questo strano nome rimandano addirittura al poeta milanese Carlo Porta che diede l’appellativo “Butafeug” ad un vino proveniente da Stradella caratterizzato da un intenso corpo e rilevante acidità, tanto da sentirsi “bruciare” la bocca.
Oggi per fortuna le sue caratteristiche sono cambiate, e Il Buttafuoco è considerato ormai un piacevole compagno per tutta la cena.
Non l’hai ancora provato?
Può essere questo il momento giusto con Buttafuoco DOC – Orma del lupo.

Si avvicina il mese di Dicembre: il mese degli spumanti

Spumante Metodo Charmat e Metodo Classico

Non solo per i brindisi…

Ma davvero avete sempre pensato agli spumanti solo per il brindisi di fine anno?

In realtà gli spumanti (di qualità, ovviamente, e a fermentazione naturale come i nostri) si prestano a valorizzare diverse tipologie di cibo e a impreziosire le nostre tavolate nelle occasioni più disparate.

Vediamo di fare un po’ di chiarezza insieme.

Tipologie di spumante.

Dobbiamo distinguere gli spumanti innanzitutto in base alla metodologia di spumantizzazione o rifermentazione: se Charmat-Martinotti o Metodo Classico (tralasciamo per questa volta il cosiddetto Metodo ancestrale che, in realtà, non appartiene alla categoria degli spumanti).

Contenuto zuccherino negli spumanti.

La seconda distinzione che risulta determinante ai fini dell’abbinamento eno-gastronomico, riguarda il contenuto zuccherino: dal dosaggio zero (zuccheri residui inferiori a 3 g/l: lo spumante non ha subito aggiunta di zucchero dopo la presa di spuma) al dolce (zuccheri residui >50 g/l).

  • dosaggio zero: inferiore a 3 g/l
  • extra-brut: compreso tra 0 e 6 g/l;
  • brut: inferiore a 12 g/l;
  • extra-dry: compreso tra 12 e 20 g/l;
  • secco: compreso tra 17 e 35 g/l;
  • abboccato: compreso tra 33 e 50 g/l;
  • dolce: se superiore a 50 g/l.
Caratteristiche dello spumante

Spumante Metodo Charmat – Martinotti.

Il nostro Metodo Charmat-Martinotti DOC “La Cicala”, ottenuto dalla rifermentazione in vasca di un vino base da uve di Pinot nero in bianco, per ben 9 mesi (Charmat lungo), è un Brut. Spesso questa metodologia viene riservata alla rifermentazione da uve aromatiche o semi-aromatiche poiché, essendo più breve rispetto al Metodo Classico, consente di preservarne gli aromi primari (derivanti dalla tipologia di uvaggio) e esaltarne freschezza e immediatezza. Esso, però, ha esiti davvero sorprendenti anche con uvaggi differenti, come il caso del Pinot nero.

Abbinamento eno-gastronomico dello Spumante Metodo Charmat.

Charmat e frisella burrata e acciughe.

L’abbinamento ideale, in questo caso, ci conduce al momento dell’aperitivo con stuzzichini a base di acciughe; ad esempio, provate a preparare una piccola frisella pugliese, bagnatela come prevede la ricetta classica, quindi deponete un primo strato di burrata, un secondo di pomodorini secchi, e, infine, un’acciuga accuratamente dissalata. Le bollicine persistenti e incisive del nostro La Cicala si sposeranno meravigliosamente col grasso della burrata; la sapidità dell’acciuga e l’aromaticità del pomodorino saranno valorizzate dalla freschezza dello spumante, preparandovi al pasto centrale.

Spumante Metodo Classico.

Il nostro Metodo Classico DOCG con rifermentazione in bottiglia e sboccatura dopo ben 48 mesi, è ottenuto anch’esso da uve di Pinot nero in bianco. In questo caso abbiamo la fortuna di poter usufruire, per zona e vocazionalità territoriale, del vitigno unanimemente considerato il più adatto a questo tipo di spumantizzazione. Non è un caso che la Champagne (da cui questo metodo prende origine) utilizzi, principalmente, uve di Pinot noir.

Il profilo olfattivo più complesso di questo spumante, dovuto ad una (variabile) permanenza sui lieviti, lo rende adatto a tutto pasto, facendo attenzione, per ogni portata, che la percezione aromatica del piatto non superi quella del vino e viceversa. Con questa accortezza, il nostro Metodo Classico può garantire esperienze sensoriali inedite e inaspettate, con ogni tipo di pietanza, dai crostacei alle carni.

Abbinamento eno-gastronomico dello Spumante Metodo Classico.

Metodo Classico e risotto ai funghi porcini.

Ad esempio, vista la stagione, potreste provare ad abbinare il nostro Metodo Classico con un bel risotto ai funghi porcini.

Procuratevi dei bei porcini freschi, puliteli (non lavateli!), preparate un soffritto con lo scalogno e aggiungetevi il riso, provvedendo a sfumarlo col vino bianco (si! Va benissimo lo stesso spumante) non appena si sarà tostato.

Aggiungete il brodo e, subito dopo, i gambi dei funghi tagliati a dadini, continuando a bagnare.

Quindi, quando il riso sarà quasi giunto a cottura, aggiungete le cappelle dei funghi tagliate a lamelle (tenetene qualcuna da parte per guarnire).

Infine: burro, formaggio e prezzemolo. Mescolate e, dopo un paio di minuti, servite con una spruzzata finale di pepe nero e guarnendo con le lamelle messe da parte.

La sapidità, la freschezza e la fragranza (le note di pane derivanti dal contatto con i lieviti) del nostro Metodo Classico si sposeranno benissimo con la rilevante aromaticità e la sapidità di questo piatto, in un risultato finale di vera armonia.

Pensate ancora che gli spumanti si debbano riservare al brindisi di fine pasto?

Non credo.

E allora, correte a fare scorta: le prossime occasioni festive possono fornire diversi spunti di abbinamento enogastronomico a base di spumanti.

Pensate all’eleganza di una cena interamente a base di spumante!

Avete dei dubbi di abbinamento? Ci trovate al servizio clienti: al telefono o via mail, al vostro servizio, e buon spumante a tutti!

Abbinamenti autunnali: funghi e vino!

Uno degli abbinamenti più ardui del settore enogastronomico è costituito da quello tra vino e funghi.

Decisamente è il loro momento!

A seconda dell’andamento meteorologico e delle caratteristiche delle stagioni, si parla di buona annata o annata carente. Ma, comunque sia, con l’autunno il nostro pensiero, e anche la nostra acquolina, va a loro.

Ma qual è il miglior vino da abbinare?

Ma intanto: a quale categoria appartiene il fungo?

I funghi appartengono a un regno a se stante denominato “Fungi o Mycetae” e, anche se dal punto di vista nutrizionale vengono considerati come verdure o ortaggi, i funghi sono semplicemente… funghi.

Peraltro, a questo regno non appartengono soltanto i funghi a cappello che incontriamo nei boschi, ma anche esseri microscopici come i lieviti e le muffe.

Restando tra i tipi di funghi mangerecci, ricordiamo ovviamente i Porcini, considerati i più pregiati, e poi Finferli, Chiodini o pioppini, Champignons o prataioli e, per qualcuno, appartengono alla categoria anche i tartufi, ma questa è un’altra storia.

Raccomandiamo anche noi di acquistare i funghi e non raccoglierli autonomamente, a meno che non si sia in possesso del regolamentare patentino e quindi esperti, evitando, comunque, i funghi con macchie o squame più chiare o più scure del colore del cappello.

L’abbinamento funghi-vino viene da sempre considerato impegnativo.

Per quale motivo?

L’essenza stessa di questo prodotto dei boschi richiede tutta la nostra attenzione:

  • dal gusto delicato che richiede, quindi, un vino non troppo strutturato;
  • dall’intensa aromaticità, che sarebbe un peccato coprire ma che va esaltata con un vino altrettanto ricco;
  • dalla generosa succulenza, che richiede un gusto secco.

Se, invece, come spesso accade, i funghi fanno da contorno o vengono cucinati con altre pietanze, allora dobbiamo tener conto anche di tutti gli altri ingredienti e del tipo di ricetta e di cottura.

l nostro abbinamento preferito è col nostro

La sua freschezza e la sua sapidità potranno esaltare al meglio questo prezioso prodotto stagionale.

Calma! Vi diamo anche una ricetta, così potete mettervi subito alla prova.

Andiamo sul classico e sul semplice, oltreché veloce:

Ricetta dei Funghi trifolati

15 minuti di tempo

e i seguenti ingredienti (che, probabilmente, avete già in casa a parte i funghi: quelli dovete proprio comprarli… ):

  • Funghi (misti: porcini, champignon, finferli) 800 g
  • Prezzemolo q.b.
  • Burro 30 g
  • Olio extravergine d’oliva 40 g
  • Aglio 1 spicchio

L’unica parte noiosa di questa ricetta è quella della pulizia: da farsi all’asciutto perché i funghi assorbono molto l’acqua. Quindi munitevi di un pennellino o di un panno umido. Quindi tagliateli a strisce sottili, scaldate in un pentolino olio e burro e fate dorare l’aglio tagliato a metà.

A questo punto aggiungete i funghi incominciando da quelli più sodi (e di cottura più lenta) e proseguendo con gli altri.

Mi raccomando: a fiamma vivace e mescolando delicatamente per evitare la pappetta.

Solo alla fine aggiustate di sale e pepe e cospargete di prezzemolo tritato.

Magari togliete anche l’aglio: a noi è capitato più volte di addentarlo pensando di mangiare un pezzo di fungo…

Fatto!

Potete utilizzare i funghi così preparati come secondo oppure come contorno. Facile no?

E… mi raccomando: provateli col Langhe Doc Dolcetto!

Segnatevi questi numeri!

settimane

giorni

Avete controllato se la vostra scorta di vino è sufficiente?

Infatti questo (7-27 Agosto) è il periodo durante il quale il Servizio Clienti resterà chiuso e le consegne si fermeranno. 

Siete ancora in tempo per un’ordinazione.

Se, invece, siete già in vacanza, desideriamo augurarvi uno splendido Agosto all’insegna del relax e del buon bere!

Cin cin!

Invaiatura: colori e sapori dell’uva d’estate

Non solo con l’autunno la vigna si colora di arancio e di rosso. 

Nel corso dell’estate, in un periodo variabile tra Agosto e Settembre i grappoli cominciano a gonfiarsi e ad assumere sfumature di colore che preannunciano, nell’aspetto, quanto ci regaleranno al palato. 

È proprio il caso di dire che la forma si fa sostanza

Infatti in questo periodo si realizza il fenomeno dell'”invaiatura“. 
Questo processo, dal nome quasi esotico, equivale a quel momento in cui la pianta interrompe la fotosintesi ed inizia la sintesi degli aromi e dei cosiddetti polifenoli: sostanze naturali dell’uva che conferiscono colore, profumo e sapori al vino. Aumenta la gradazione zuccherina e diminuisce l’acidità fino alla fase finale di maturazione.

Non solo aspetto esteriore ma anche contenuto: all’intensificarsi dei colori e delle sfumature, quando gli acini delle varietà a bacca bianca passano dal verde al giallo e le varietà a bacca rossa assumono diverse tonalità di rosso e viola, corrisponde la maturazione dei polifenoli.

Essi rappresentano quanto di più identitario appartenga ad un vitigno, rendendolo unico e ricco nella propria diversità. Solo questa ricchezza consente, una volta in cantina, la creazione di un vino che, in un percorso naturale, si fa espressione di un territorio e di una cultura. 

Se si procede con tecnica e rispetto della Natura, il bicchiere restituirà al nostro palato i colori, il sole, il vento, talvolta la salsedine e la ricchezza del sottosuolo che hanno accompagnato lo sviluppo di questi acini.

Si suol dire che “dall’invaiatura mancano 60 giorni alla vendemmia”, quindi oggi siamo in anticipo rispetto ad una fase quasi conclusiva del processo di maturazione della vigna. 

Ciononostante abbiamo voluto parlarvene così che, durante le vostre vacanze magari in una delle zone vitivinicole di cui il nostro Paese è ricco, possiate ripensare a questa descrizione, alla vista di un vigneto, magari ravvivato nei suoi colori da un romantico tramonto, ovviamente con in mano un calice di vino.

Cin cin!