Che cos’è la lotta integrata nel vigneto? In che modi viene attuata dai viticoltori e cosa si utilizza? Vediamo l’esempio della temibile tignoletta.

Primavera in vigna

La vigna ha incominciato il suo risveglio e hanno inizio diverse attività. Tra queste, la lotta agli insetti dannosi allo sviluppo armonico dei vitigni.

Nel passato, la difesa della vigna era fatta in modo molto aggressivo: si usavano i fitofarmaci in modo spesso indiscriminato, spesso in grandi quantità. La vigna era quasi sterilizzata!

Oggi le cose sono molto cambiate, perché è cambiato l’approccio a questi problemi.

L’importanza dell’osservazione dei vitigni

Innanzitutto, un p0’ ovunque, si è rivalutata l’importanza della fase di osservazione.

Il nostro paese è caratterizzato da una superfice vitata davvero molto estesa, attraverso latitudini e climi spesso opposti. Si parla, in questo caso, di “contesto pedoclimatico”, ad intendere l’insieme di fattori che condizionano la vigna e la sua vocazionalità produttiva (latitudine, altitudine, ventosità, esposizione, umidità, temperatura media annua, ecc.). 

Questi fattori incidono sostanzialmente anche sull’attività microbiologica interna alla vigna. 

Quindi il PRIMO PASSO del viticoltore sarà di percorrere MOLTI PASSI, proprio tra i filari, in osservazione. 

Partendo da una perfetta conoscenza del contesto pedoclimatico, egli potrà, oggi, scegliere tra interventi alternativi a quello fitofarmacologico.

Mai sentito parlare di “lotta integrata” nel vigneto?

api uva

L’obiettivo di questa pratica è la difesa delle colture, limitando il più possibile l’uso dei fitofarmaci.

Essa si avvale di diversi accorgimenti, ma quella più curiosa e affascinante consiste nell’inserimento di insetti o microrganismi che siano, nel contempo, predatori naturali di quelli dannosi e che non siano, però, nocivi alla coltura (lotta biologica).

L’idea è molto romantica e ci rimanda a suggestive immagini di filari assolati, in un silenzio rotto soltanto dal ronzio delle api e dallo stormire delle foglie della vite.

In realtà i risultati non sono altrettanto idilliaci.

Gli studi e le sperimentazioni svolti in questo ambito sono stati, nei decenni, numerosi. I tentativi hanno riguardato tutto il mondo agricolo e hanno registrato risultati variabili.

In viticoltura, attualmente, sono due i microrganismi autorizzati in Italia contro il “mal bianco” e la “muffa grigia”. Si tratta di due funghi, con i quali, tuttavia, si sono ottenuti risultati non ancora soddisfacenti.

Per quanto riguarda, invece, l’utilizzo di insetti, è curioso quanto viene fatto contro la “tignoletta”, nome comune di un lepidottero che, in modo e in periodi diversi a seconda della zona, causa danni seri alle vigne. 

Vive attraverso ben tre fasi, in due delle quali, con la deposizione delle uova, causa serie conseguenze e diverse malattie. 

Si parla di lotta biologica proprio  quando si usano sistemi basati su organismi viventi o sistemi derivati del loro ciclo vitale. 

Nel caso della “tignoletta”, si attua la cosiddetta “confusione sessuale”, cioè si va a disturbare il momento del primo accoppiamento, impedendolo o riducendolo sensibilmente.

In questo caso, ad esempio, si utilizzano dei diffusori di feromoni, che sono gli stessi che vengono naturalmente rilasciati dall’insetto femmina nel periodo dell’accoppiamento. In questo modo si “confonde” il maschio, che, di solito, non riesce più ad accoppiarsi.

Il tema è vasto e complesso e merita approfondimenti. Sicuramente l’approfondimento delle conoscenze in campo ecologico, porterà a risultati sempre maggiori e sempre più concreti. A noi, per il momento, sembra positivo anche solo che se ne parli.