È possibile valutare un vino liberi da pregiudizi?
di Alberto Muscolino (Intravino)

Quanto siamo condizionati dai pregiudizi nella degustazione di un vino? Quanto influiscono le sovrastrutture sulle stesse percezioni sensoriali? Qual è il reale fondamento delle nostre valutazioni?

consideriamo ad esempio che, di base, il sistema percettivo tende a correggere i valori della percezione per fare in modo che le cose quadrino secondo le nostre esigenze e, di conseguenza, nessuno stimolo possiede in sé un significato immutabile e costante.
Percepire è, infatti, stabilire dei rapporti, giudicare, ossia identificare, riconoscere, valutare prima di strutturare e di mettere in ordine. In breve, percepire è conoscere meglio ciò che si è precedentemente sentito.

Nella maggior parte dei casi l’esperienza è a carte scoperte, alla luce di un solido bagaglio (quando c’è) di conoscenze pregresse, perché il fine è quello di comparare, cercare conferme, valutare differenze e catalogare.

Il punto è che la stratificazione delle conoscenze, su un prodotto o sul suo produttore, può generare aspettative e giudizi preventivi così consolidati da impedirne un possibile capovolgimento, giustificando ogni incongruenza in tutti i modi

Qualche anno fa l’Università di Bordeaux condusse un esperimento che consisteva nel somministrare un vino bianco – artificialmente tinto di rosso – a un gruppo di cinquantaquattro studenti di enologia. Durante la degustazione, gli studenti attribuirono al vino sentori gusto-olfattivi comuni ai vini rossi, come prugna, cioccolato e tabacco. Stesso espediente architettato da Charles Spence, professore di psicologia a Oxford, ai danni del più noto sommelier spagnolo, con un risultato simile: fragola e lampone. La conclusione… sembra essere di quelle spiazzanti: “non viene prima la sensazione e poi la cognizione, ma è il contrario: la cognizione c’è già e detta gli schemi semantici e culturali della percezione; la sensazione emerge se e quando riesce a schivare questi schemi”.